Archibonarrigo's Blog

Just another WordPress.com weblog

Ponte sullo stretto

Pazza idea, almeno a prima vista, quella di voler fare resuscitare l’opera

incompiuta per eccellenza.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Ponte sullo Stretto
Il concorso internazionale bandito nel 1969 per realizzare un ponte che superasse gli oltre 3 Km di mare fra Sicilia e Punta Pezzo impose ai progettisti una scelta drammatica fra due problemi tecnici di estrema difficoltà, sino ad allora mai affrontati. Adottare una soluzione a più campate, con strutture in acciaio importanti e già sperimentate, ma con piloni appoggiati a fondali profondissimi, di oltre 100 m, e per di più solcati da faglie sismiche insidiose e correnti marine scarsamente note, oppure affrontare il tema di una grande luce libera, dalle dimensioni mai tentate.

disegno ponte3

Fra i cinque vincitore ex aequo, uno eluse il dilemma proponendo un tubo sottomarino ancorato al fondo, tre preferirono l’incognita di opere marittime colossali e problematiche a quella di un impegno strutturale senza precedenti, che invece costituì la sfida raccolta da Musmeci. Il riconoscimento ottenuto dalla giuria fu dovuto, probabilmente, al prestigio del suo nome e a quello dell’urbanista che l’affiancava, Ludovico Quaroni, che si occupò degli aspetti della pianificazione.

Per quasi un quindicennio il concetto di Musmeci venne discusso fra ironie e scetticismi. Poi, dalla metà degli anni Ottanta, la tipologia del ponte a campata unica prevalse come la più logica e fu quella definitivamente adottata per la realizzazione dalla società pubblica nel frattempo istituita dal Governo. Ma la vittoria postuma dell’idea di Musmeci concerne soltanto il concetto, non l’assetto strutturale che, nel progetto governativo, consiste nell’ingigantimento di un tradizionale ponte sospeso, mentre Musmeci aveva ideato una tensostruttura integrale e del tutto inedita, che trovava rigidezza nella sua forma spaziale adatta ad affrontare ed esprimere tecnicamente e architettonicamente l’eccezionalità del tema.

disegno ponte4

Per focalizzare l’originalità del progetto di Musmeci occorre ricordare la lentezza con cui sono progredite le tecnologie dei ponti sospesi in acciaio. Nel 1937 con il Golden Gate di San Francisco si raggiunge la luce libera di 1280 m: un’audacia ineguagliata, tanto che il ponte Da Verrazzano di New York, del 1964, è ancora inferiore alla luce di 1300 m. In questi trent’anni la tecnologia delle strutture in acciaio è rimasta pressoché invariata, mentre si è passati dal volo ad elica alle imprese spaziali.

disegno ponte2

Il Ponte sullo Stretto di Musmeci può dirsi la combinazione di un sistema sospeso con uno strallato. Il primo consiste nell’appendere l’impalcato del ponte a dei “piedini”, generalmente verticali, connessi a funi d’acciaio che, ancorate ai piloni, descrivono una curva catenaria. Il secondo sistema si basa su tiranti rettilinei che ancorano direttamente ai piloni l’impalcato, che quindi risulta compresso contro i piloni stessi collaborando alla statica dell’insieme, cosa che non avviene nel ponte sospeso in cui l’impalcato è un carico non attivo. Il ponte strallato impegna quindi meno materia di quello sospeso ed è quindi una struttura più efficiente. Il suo svantaggio è in una maggiore difficoltà costruttiva. Nei ponti sospesi le funi portanti hanno un rendimento tanto maggiore quanto maggiore è la curvatura della catenaria, cosa che dipende dalla distanza da scavalcare e dall’altezza dei piloni. Quest’ultima, tuttavia, deve essere ragionevolmente limitata. Quindi si sono adottate curvature ancora accettabili con una freccia di 1/5 (rapporto fra luce e abbassamento della catenaria) per luci inferiori a 1300 m. Questi parametri dovrebbero essere aumentati per avere una vera efficacia statica, con una conseguente riduzione dei pesi necessaria per una luce di 3300 m come quella dello Stretto di Messina. Conseguentemente, l’altezza dei piloni avrebbe superato i 1700 m, dimensione impensabile per ragioni paesistiche ed economiche.

disegno ponte1

Pertanto il disegno di Musmeci consiste in un tracciato di funi catenarie simili a quelle di un ponte sospeso di circa 2000 m di luce e di circa 1/6 di freccia, dove i piloni (che avrebbero dovuto fondarsi nel mare dello stretto) sono sostituiti da stralli ancorati ad antenne di 600m d’altezza ubicate sulle opposte sponde. Un sistema di controventamenti di sotto dell’impalcato e disposizione tridimensionale (e non planare) di tutto il sistema assicurano la rigidezza necessaria alla tensostruttura. Un’idea e dunque una forma innovativa per un compito strutturale fra i più impegnativi mai affrontati.

ponte1

Tuttavia, in pochi hanno creduto alla sua realizzazione e principalmente per due motivi: per dubbi di natura ingegneristica e per paura di infiltrazioni mafiose. Alla fine, nonostante la Eurolink avesse aperto i primi cantieri nel 2009, il governo Monti annullò l’opera nell’aprile del 2012, preferendo pagare 300 milioni di penali piuttosto che procedere. Il parlamentare catanese Angelo Attaguile, appartenente alla Lega Nord, ha chiesto però di riaprire i cantieri e di procedere con i lavori. 
Sì, un leghista (siciliano) si sta occupando del Ponte.

Fonte:  ponte sospeso

 

Corso Vittorio Emanuele ≈ 20152 ≈ Milano ≈ Italy

 
%d blogger cliccano Mi Piace per questo: